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Capitolo 2 – Inizia la ricerca

La festa fu adatta alla dimensione del villaggio, i preti della città elargirono delle parole di commiato per i compaesani che non sono riusciti a sopravvivere ma che gli dei sono stati magnanimi con gli altri. Birra e Cibo fu offerto dalla città stessa ed un letto comodo fu dato ad Edward e gli altri.

Fu una notte tranquilla, in un letto comodo. L’indomani, sarebbero partiti con dei cavalli alla volta di Vertamil, una piccola città, dove Herik aveva scoperto che l’incantesimo di evocazione era stato barattato per degli scritti di Jarod.

Osiris pagò i cavalli con quanto avevano raccimolato nella cripta, i saccheggi di quelle creature erano stati abbastanza fruttuosi e quanto meno le loro tasche furono di nuovo riempiti. Non erano dei buoni cavalli, anzi, li avrebbero dovuti cambiare quanto prima ma sempre meglio di niente. Si misero quindi in marcia a mattina inoltrata, il carretto che avevano comprato non era adatto a dei passaggi disconnessi quindi dovettero seguire la strada principale.

Raggiunsero Vertamil nel tardo pomeriggio, la città brulicava di brutta gente e loro cercavano di camuffarsi ed integrarsi al meglio. Seguendo Herik raggiungero il Cervo Nero, una locanda malfamata dove un certo Turmog la faceva da padrone. Si appostarono per capire che tipo di clientela aveva e tra assassini, mercenari, vagabondi e mostri di ogni genere compresero che le loro fattezze da bravi ragazzi non erano certo quelle più idonee.

Cercarono una locanda di media levatura, niente di troppo vistoso ma nemmeno una bettola in cui dormire poteva essere estremamente fatale. L’Unicorno era ciò che faceva al caso loro. La donna che gestiva il locale era una brutta signora, occhi strabici, capelli insudiciati dai fumi e da altre schifezze varia, i vestiti unti ed una voce talmente tanto grave da sembrare quella di un mostro degli inferi. Edward cercò il dialogo ma si limitò a farsi dare le uniche due stanze al piano di sopra e niente più. Salirono per posare i loro averi, Edward attrezzo un minimo di sicurezza nella stanza dove dormiva con Keyra, con la maga con la quale aveva giaciuto la notte della festa a Rivendal. Si prepararono per l’imminente incontro al Cervo Nero con Turmog il Minotauro, un soprannome questo molto particolare.

Si prepararono ed uscirono dall’Unicorno per andare insieme al Cervo Nero. Attesero l’ingresso di diversi avventori, Caius e Sempronius, i due goblin che si erano uniti al gruppo come seguaci di Edward erano vestiti di tutto punto grazie alla spesa di qualche moneta d’oro da parte di Carlos. Tutti erano pronti ad entrare ma ciò che aveva stupito gli amici era il vestiario di Keyra. Una lunga tunica nera con il bordo rosso vermiglio, uno spacco molto generoso su ambo i lati delle cosce snelle e lucide per via degli oli usati, una cintura ed un anello con incastonato la raffigurazione di un teschio umano.

Gli amici non ebbero il tempo di chiedere spiegazioni per quel vestiario, perché lo videro solo quando entrarono nella locanda e Keyra si tolse il pesante manto da sopra le spalle. Restarono tutti ammutoliti e tutti i presenti iniziarono a squadrare i nuovi arrivati.

Turmog il minotauro

Copyright(c) Claudio Casini

La cameriera, una ragazza dai capelli rossi e delle lentiggini sul viso giovanile, si presentò ai nuovi clienti. Edward chiese un tavolo e la cameriera li condusse vicino al fuoco, dove c’era un tavolo proprio vicino a quello di Turmog. Gli avventurieri lo riconobbero immediatamente anche se non l’avevano mai visto, il Minotauro non era un soprannome, era la sua razza. Un bestione alto due metri e dieci, un corpo estremamente atletico e muscoloso con al fianco un’ascia a due mani pronta ad essere brandita. Turmog, era con due ospiti ammantati da un lungo cappotto nero.

Edward scrutò per un pò i tre mentre parlottavano ma il casino della sala era troppo per percepire i loro discorsi. Il suo approccio allora doveva cambiare, chiamò la cameriera e gli chiese di portare al minotauro la loro migliore birra e dirgli che avrebbero necessità di conferire con lui.

La ragazza obbedì. Portò la loro migliore birra a Turmog e gli consegnò il messaggio. Edward si accorse dell’accettazione da parte del minotauro perché si volse verso gli eroi.

Attesero con calma, nel frattempo misero qualcosa sotto i denti. Quando i due ospiti di Turmog se ne andarono, la cameriera, Sammi, andò a chiamare Osiris e compagni. Turmog ora era disponibile a parlare con loro.

Quando si avvicinarono, Turmog assunse immediatamente un’espressione di timore, la presenza di Keyra lo aveva messo in soggezione. Edward e gli altri non capivano il motivo, sembrava che Keyra avesse nascosto qualcosa di molto importante sul fatto che conoscesse il minotauro ma tennero il gioco, avrebbero discusso con la maga solo più tardi.

La discussione volse su molti argomenti ma il principale erano i documenti di Jarod. Il Minotauro li aveva scambiati con il rituale di invocazione che Carlos aveva recuperato nell’ultima sala della Cripta di Testa d’Orso e che lui possedeva ancora quei documenti. Edward chiese cosa potevano offrire al minotauro per avere quei documenti.

“Ci sarebbe una faccenda che potreste risolvere per me” disse con voce rude e forte “se accettate di risolverla per me, potrete avere questi documenti”. Il gruppo non ci pensò troppo, avere ulteriori documenti di Jarod era la priorità, forse erano quegli stessi documenti che avevano cercato di rubare all’accampamento diversi giorni prima. Accettarono quindi di risolvere la faccenda del minotauro.

“Alcuni forestieri stanno facendo un pò troppe domande sul mio conto e questo non è ammissibile nella mia città. Vorrei che mi liberate di questa storia. Non mi importa come ma devono cessare immediatamente le loro attività” Edward soppesò le parole del minotauro e già cercava di farsi un’idea. Il brutale essere aggiunse che costoro erano delle spie della resistenza e che se fossero morte sarebbe stato un gesto apprezzato sia da lui che dai suoi capi. Keyra, durante tutta la conversazione si limitò ad osservare il minotauro, per nulla intimorita mentre l’enorme mezzo-toro era piuttosto in soggezione.

L’accordo era fatto. Edward e gli altri si sarebbero liberati in qualche modo dei rivoltosi in cambio dei documenti di Jarod. Si congedarono adeguatamente dal minotauro e se ne andarono.

Giunti all’Unicorno, si rinchiusero nella stalla. Keyra doveva dare loro diverse spiegazioni. Keyra iniziò il discorso informando che lei aveva una sorella gemella, che apparteneva alla Gilda delle Ombre e che era molto rispettata da Turmog e dai suoi capi. Le due sorelle avevano vissuto per gran parte della loro vita nella torre e per delle strane motivazioni, entrambe le sorelle furono chiamate con lo stesso nome ma non con lo stesso cognome. Keyra Icystone era la maga buona che gli avventurieri conoscevano da tempo e Keyra Sunshine era invece la gemella che apparteneva alla Gilda delle Ombre.

La discussione si protrasse per diverso tempo fino a quando non giunse il momento di coricarsi. La notte fu tranquilla ma l’indomani, una dura e difficile prova li avrebbe attesi.

La notte porta consiglio o quasi, Edward e gli altri si svegliarono al mattino del giorno dopo con l’intento di evitare una sanguinosa battaglia. Nella sala comune, la vecchia proprietaria porto una colazione a base di latte di capra, qahwa e biscotti secchi. Dopo un breve dialogo, Herik fece sapere ai suoi nuovi compagni di ventura che sarebbe dovuto partire quel giorno stesso per delle questioni importanti.

La locanda era come al solito poco gremita, fuori il tempo era decisamente peggiorato dalla mattina ed Herik oramai se ne era andato da qualche ora. I compagni stavano discutendo sul da farsi, si sarebbero incontrati al Cervo Nero per parlare in primis con l’obbiettivo della loro missione, con l’intento sopratutto di evitare uno spargimento di sangue. Mentre iniziarono a discutere di un possibile approccio, facendo ben attenzione ad evitare di alzare la voce, un eladrin fece il suo ingresso nella locanda. I suoi vestiti sgargianti attirarono l’attenzione degli avventori. L’uomo si guardò intorno, il mantello inzuppato dalla pioggia battente bagnava il pavimento ed immediatamente una delle cameriere si avvicinò al nuovo cliente. La ragazza accompagnò l’uomo vicino al camino dove avrebbe potuto trovare un pò di calore, dopo aver ordinato una zuppa di carne di coniglio, iniziò a guardarsi intorno scrutando tutti gli altri avventori.

Guardian osservò con attenzione tutti, squadrandoli da cima a fondo fino a che il suo sguardo non si fissò su Edward. Più volte, durante lo scambio di argomenti sul da farsi, il guerriero si sentiva osservato ed ogni volta che cercava l’origine di quella sensazione, vedeva l’eladrin guardarlo intensamente.

Edward si alzò, con naturalezza si avvicinò al nuovo venuto e con la sua semplicità chiese se poteva essergli d’aiuto visto che per tutta la sera, l’eladrin non aveva fatto altro che osservarlo. Edward si sedette al tavolo, mentre il guerriero parlava dei motivi della sua presenza in locanda e sopratutto del perché fissasse proprio il guerriero. Edward scoprì così che l’eladrin era figlio della donna che anni fa lo salvò dall’assalto alla carovana e che l’ha introdotto alle arti della magia. L’eladrin si presentò al resto del gruppo, diffidenti sulla comparsa improvvisa del guerriero della natura, si recarono nelle loro stanze per discutere lontano da orecchi indiscreti.

Dopo una lunga discussione sulle motivazione con cui Guardian ha cercato il guerriero e sull’aspetto della fiducia tra lui e il resto, stilarono una serie di opzioni da utilizzare per convincere i nemici di Turmog ad allontanarsi.

L’ora della cena passò rapida e le opzioni tirate in ballo erano state vagliate accuratamente, oramai era tempo solo di metterle in pratica.

La pioggia battente non lavò via le tensioni che tormentavano le menti degli avventurieri, la distanza che li separava dalla locanda del loro obbiettivo era resa pesante dal fango che si attaccava sotto gli stivali, mille pensieri fremevano, il fiato formava nuvole di messaggi premonitivi, le strade vuote davano già l’idea che l’inclemente tempo sarebbe stato fautore di grossi problemi.

Giunsero infine davanti l’ingresso del Cervo Nero, la cameriera non era davanti l’ingresso per acchialappare gli avventori della città, troppo freddo e troppa acqua mista a neve. Osiris ed i suoi compagni entrarono nella locanda. Il Cervo Nero si presentava quasi vuoto, c’erano solo altri due avventori oltre quelli con cui Edward e compagni avrebbero dovuto conferire.

Carlos e gli altri si avvicinarono a Radif, sapevano che era lui il capo, era scritto nei suoi modi. I compagni d’avventure si sedettero al suo tavolo, Meredit, la donna guerriera con cui avevano già instaurato un dialogo raggiunse i suoi compagni. Ulmir e Fer, si unirono al grosso tavolo non appena Radif gli fece un cenno di avvicinarsi.

Carlos, Osiris ed Edward iniziarono la discussione, informarono i quattro ribelli che Turmog aveva scoperto la loro identità e che erano stati assoldati per farli fuori o comunque metterli fuori gioco. Radif ed Edward cercarono di mettere insieme un piano che fosse funzionale per tutti.

Alla fine della nottata si arrivò all’accordo, Radif ed i suoi compagni si sarebbero allontanati dalla città lasciando tutto così com’è, nel mentre, Osiris e gli altri avrebbero recuperato sia la Pergamena di Jarod, sia trovare informazioni utili per Radif.

Fuori la locanda, il Gruppo di Radif salutorno Guardian e compagni mentre questi ultimi tornavano alla loro decrepita locanda.

L’insegna era scossa dal vento, il cigolio penetrava il cervello dei passanti fino a che questi ultimi non varcavano la soglia di quella locanda tanto malmessa. Non vi erano avventori e l’unica fonte di luce era la fiamma del caminetto ancora acceso.

Osiris e gli altri si rintanarono nelle loro stanze, le ossa ed i muscoli richiamavano un sano riposo. Il vento fuori soffia forte, tanto forte che che le imposte si aprirono violentemente producendo un boato sinistro. Osiris e Guardian avevano già le mani sulle armi ed il loro istinto non si era sbagliato. Una figura, alta poco più di un metro e mezze ed ammantata da una cappa scuro fissava gli avventurieri con i suoi occhi ancora più scuri della notte.

Con fare fulmineo mosse le braccia e dei pugnali volarono al primo accenno di movimento dei due combattenti. I pugnali andarono a conficcarsi sopra le loro teste, non erano volutamente offensivi. La voce, proveniente probabilmente da un mondo lontano fece eco nella stanza poco arredata. “Scappate finché potete, Turmog ha messo in moto i suoi scagnozzi, sa tutto…” e come era venuta, si dileguò nel buio della notte.

Osiris immediatamente scattò alla finestra ma oltre l’uscio non vi era traccia dell’essere dal becco corvino ne di altri assalitori. Disse a Carlos di chiamare sia Edward che Keyra, quella notte avrebbero dormito tutti nella stessa stanza.

Osiris fece il primo turno di guardia, non ci si poteva fidare del primo uccello del malaugurio presentatosi nel buio più totale di una fredda notte d’inverno, ma non ascoltarlo e ritrovarsi con dei coltelli piantati nella schiena era anche peggio. Il turno del Vendicatore passò tranquillo, non vi furono movimenti particolari almeno fino al turno di Guardian.

L’eladrin si appostò alla finestra, i suoi occhi erano fissi sulla strada e sui tetti, osservava ogni ombra che si muoveva, Osiris si mise a riposare sperando che l’eladrin facesse il suo dovere. Come un fulmine a ciel sereno, una freccia colpì le imposte, Guardian trasalì all’evento inaspettato ma la sorpresa non durò più di un battito di ciglia. L’eladrin chiamò il vendicatore, Carlos si destò subito dopo, Edward era già in piedi e Keyra era già di fianco al guerriero. Una seconda freccia colpì le imposte ed Osiris si accosto ad esse per scorgere l’assalitore. Quattro figure si muovevano rapide nell’oscurità fornita dalla notte nuvolosa. Come bravi strateghi, Edward e Osiris organizzarono immediatamente una perlustrazione del luogo. Porte e finestre da sbarrare ed una via di fuga da trovare.

Carlos avanzò l’idea di mettere una rudimentale trappola subito dietro la finestra che fu accolta positivamente dai suoi compagni che la misero in atto. Un letto a bloccare le imposte ed una spada pronta a saettare oltre il letto impagliato qualora fosse stato spinto per entrare. Osiris nel frattempo, insieme a Guardian e Keyra erano scesi nella sala principale. Stavano già bloccando l’ingresso e le finestre. Osiris si mise a cercare un varco per la stalla quando vide nella cucina una grata abbastanza ampia da farli passare tutti e che probabilmente conduceva fuori o nella stalla stessa.

Issò Keyra al suo interno, nel frattempo Guardian era andato a chiamare gli altri che non tardarono a raggiungere il vendicatore nella cucina malmessa. Keyra fu raggiunta immediatamente da Edward, seguito a ruota da Carlos e Guardian e per ultimo Osiris.

Con un forte calcio, Edward spalancò la grata oltre il tubo di ferro. La via di fuga improvvisata, attraversava tutta la stalla e si riversava in un vicolo dietro la locanda. I vestiti erano sporchi di grasso ma non ci badarono. Una rapida occhiata al vicolo che dava verso la stalla e la porta semi aperta fecero pensare ai compagni di ventura che i cavalli erano stati sicuramente avvelenati e che una trappola era pronta a scattare sulle loro teste.

Iniziarono così una corsa sfrenata per i vicoli della città. Più volte furono colti alla sprovvista dagli sgherri di Turmog ma rapidi come fulmini e implacabili come il fuoco uccisero tutti coloro che si paravano davanti, solo uno fu risparmiato. Osiris gli estorse preziose informazioni, Turmog è stato avvertito del loro tradimento e la caccia era stata aperta.

Si mossero rapidi prima che altri seguaci di Turmog potessero intralciarli. Raggiunsero la locanda del Minotauro e varcarono con forza l’uscio. Oltre, c’era il minotauro ad attenderli. “Bene, vi aspettavo luridi traditori. Nessun può prendermi per il culo e sperare di sopravvivere…”, Keyra, già daccordo con i suoi compagni si fece avanti. “Con quale diritto osi infangare il mio nome con queste accuse, i tuoi uomini non hanno potuto nulla contro la forza delle mie guardie e speri che da un’accusa del genere tu possa salvarti?”, Turmog rise e da dietro di lui, uscì la sorella gemella della Maga, “Ecco, cosa mi da modo di avanzare queste accuse…” concluse il Minotauro mentre con un gesto della mano avvisò alcuni suoi seguaci di completare il piano.

Una botola si aprì sotto gli avventurieri che caddero in una stanza pochi metri sotto. Il buio era quasi totale, solo una piccola striscia orizzontale, non troppo distante dalla loro posizione era visibile, di udibile c’erano grida di persone che invocavano la voglia di vedere più Sangue.

Con lentezza, lo spiraglio di luce diveniva sempre più grande, la luce era troppo forte e Guardian con i suoi compagni ci misero alcuni attimi prima di focalizzare dove erano. L’Arena. Ecco dove erano finiti. Quel luogo di cui avevano sentito parlare ma che ancora non avevano visto e ad attenderli c’era il loro nemico. I loro avversari erano assortiti in modo strano, un Nano, un Dragonide e due Orchi di cui uno sicuramente Sciamano. Carlos notò immediatamente, nonostante la distanza l’occhio chiuso da una profonda ferita.

La gente presente reclamava il sangue ma nessuno dei due gruppi aveva intenzione di suicidarsi. Fu così che ci fu un lento avvicinarsi, nessuno voleva scoprire le proprie carte ma il Dragonide fu il primo a fare la sua mossa. Si avvicinò quanto bastava per utilizzare il suo soffio gelido che colpi Edward. La vicinanza con il Guerriero fu abbastanza da dare inizio alle danze. Lo sciamano iniziò ad invocare l’aiuto del suo dio mentre il nano e l’altro orco si muovevano fulminei a dare manforte al dragonide.

Osiris utilizzò le sue capacità offensive contro il discendente dei draghi mentre Edward si prese la briga di affrontare il Nano. Guardian era a dare supporto all’amico guerriero mentre Carlos dispensava invocazioni divine a favore degli amici e maledicendo i nemici. Keyra dalla sua posizione più arretrata, invocava il favore del freddo per intralciare e colpire più nemici possibili, sopratutto distrarre il più pericoloso dei quattro, lo Sciamano.

Raggi d’energia si intrecciavano ai rampicanti invocati dal Guardiano mentre i fendenti delle armi d’acciaio illuminavano con i loro baluginii il campo di battaglia. Edward fu ferito da un colpo violento dell’orco armato di ascia e dal Nano, il Dragonide era intralciato dalle capacità speciali del Guardiano ogni volta che cercava di portare un attacco contro Osiris che più volte si era ritrovato alla mercé del nemico. Lo sciamano era disturbato dalla maga ma nonostante tutto, era riuscito a mettere in difficoltà sia il Vendicatore che il Guardiano, gli unici due che poteva raggiungere con la sua magia.

Carlos dispensava aiuti agli alleati chiedendo il favore alla sua divinità antica quanto Ayalis stessa. Edward e Guardian erano intenti a tenere a bada il Nano mentre Osiris teneva a bada l’Orco, il dragonide dalla sua posizione più arretrata fu scaltro e sfruttò il suo status di menefreghista per scagliare due file di fuoco dell’alchimista nella mischia. Furono tutti colpiti tranne il dragonide, lo sciamano e Keyra che erano tutti a debita distanza. Il fuoco si estinse immediatamente ma il danno era fatto. Edward era ferito gravemente, Guardian era bruciato in più parti come anche Osiris. Lo stesso valeva per l’Orco ed il Nano.

Con uno sforzo sovrumano, Edward forte delle cure del compagno sequenziò una serie di manovre che misero fine alla vita del Nano, Osiris seguì l’esempio del Guerriero e mise fine alla vita dell’Orco mentre Keyra terminava l’esistenza dello Sciamano. Era rimasto solo il Dragonide che preso da una furia cieca attaccò a testa bassa, Guardian si pose a difesa di Osiris e l’impeto del dragonide fu sopito. Dopo un secondo attacco fallito e la lama di Osiris piantata nel petto, anche la vita del Dragonide venne meno. Edward, ripresosi con l’aiuto delle preghiere del Chierico era corso a cercare una via di fuga.

Un lungo corridoio, ora si dipanava dall’arena verso l’interno del covo del Minotauro mentre le urla della gente invocavano altro sangue.

Corridoio del Covo di Turmog

La corsa era frenetica, Edward ed Osiris conducevano alla cieca il gruppo di compagni, Carlos e Keyra li seguivano a perdifiato mentre Guardian chiudeva il gruppo. Le lame saettanti dei due combattenti in prima fila mietevano vittime rapidamente ed inesorabilmente, ogni angolo che svoltavano alla ricerca di una via di fuga si riempiva di sangue degli scagnozzi di Turmog, nessuno sembrava potergli tenere testa.

L’ennesima svolta ed una porta in ferro e legno gli si parò davanti. Impossibilitati a tornare indietro, Edward si preparò per sfondare la porta, prese un pò di ricorsa, nel frattempo Carlos invocò l’aiuto della sua divinità e scagliò contro l’oggetto inanimato un potente fascio di luce, il guerriero iniziò la carica e riversò tutta la sua forza contro la porta che si spalancò producendo un boato assordante.

Oltre l’uscio, le prigioni di Turmog. Decine di mani si prolungarono fuori dalle gabbie e le richieste d’aiuto riempirono la sala lugubre. Osiris ed Edward colpirono i lucchetti che tenevano bloccate le grate, distruggendoli in un sol colpo. Le uniche due gabbie, le ultime due, avevano due ospiti ma nessuno dei due aveva fatto richiesta di soccorso. Osiris ed Edward non fecero disparità e li liberarono. Nel frattempo dalla porta da cui erano giunti, decine di voci nemiche si affollavano, grida di ricerca e di vendetta erano ciò che gli avventurieri potevano captare.

Pelor, questo il nome di uno degli ultimi prigionieri salvati, si unì nella corsa sfrenata, mentre l’altro, un Goliath di quasi due metri e cinquanta divelse una torcia dal muro e si parò davanti all’ingresso, Guardian fece lo stesso. “Li bloccherò e vi raggiungerò all’uscita, voi affrettatevi, altri hanno bisogno del vostro aiuto” disse ad Osiris che voleva restargli accanto. Riluttante il vendicatore gli augurò buona fortuna e poi corse via insieme agli altri.

Guardian ed il Goliath iniziarono un combattimento furioso pochi minuti dopo che gli altri avevano varcato un’altra ulteriore soglia. Le sferzate dell’eladrin si muovevano sinuose tra i fendenti brutali dell’arma del gigante. Decine di morti si accalcavano all’ingresso delle prigioni. Il gigante avanzava mentre l’eladrin gli proteggeva le spalle. I nemici erano troppi e divisero gli amici di battaglia, il numero spropositato mise in difficoltà Guardian ma non demorse.

Fu un grido taurino che lo distrasse al punto da vedersi trafitto il corpo già ferito, ma restò in piedi. Turmog era in fondo al corridoio, iniziò una carica devastante. La sua ascia strideva contro il muro umido. Un fendente orizzontale dal minotauro e guardian schivò, di rimando fece saettare la sua spada lunga che ferì il mostro alla spalla ma il movimento forzato dell’essere colpì con l’impeto del corpo il povero eladrin che venne spazzato via.

La caduta rovinosa ed il colpo alla testa non gli diedero l’opportunità di difendersi dalla forza bruta del Minotauro. Turmog, gli prese la testa e con un potente strattone gli spezzò l’osso del collo. Il corpo esanime del guardiano restò immobile mentre Turmog continuò la sua folle corsa alla ricerca degli avventueri.

Osiris e gli altri proseguirono la ricerca dell’uscita in quel labirinto di corridoi, giunsero alla fine ad un nuovo vicolo cieco. Varcarono l’ennesima porta che li teneva bloccati per ritrovarsi in quella che poteva essere la stanza del Minotauro. Forse un colpo di fortuna o forse il capitolo finale della loro avventura. Keyra, su ordine del vendicatore si mise a rovistare tra le scartoffie alla ricerca della pergamena di Jarod, mentre gli altri stilavano un piano per resistere all’assalto del Minotauro.

Pelor si mise addosso ciò che trovò nella stanza, un’armatura di stoffa e prese una spada appoggiata in una rastrelliera. Nel mentre, Osiris ed Edward preparavano la trappola. Misero dell’olio poco oltre l’ingresso, tesero una corda da una parte all’altra della stanza mentre il guerriero si preparava a prendere al laccio il suo nemico.

Keyra nel piano di Osiris era l’esca. Con riluttanza da parte del Guerriero, la maga non fece storie. Il gruppo dipendeva dalla riuscita del piano. Così, quando sentì i passi di zoccoli, la maga andò incontro all’aguzzino. Come una furia, il minotauro si gettò di corsa contro la maga che rapidamente entrò nella stanza, riuscì a saltare abilmente la pozza d’olio e la corda testa, il minotauro accecato dalla rabbia non fu abbastanza lesto nel farlo, cadendoci a piè pari.

Edward scagliò il cappio fatto con la corda e gli afferrò un braccio, Pelor invocò la forza della pantera ed il suo animo indomito e sferrò il suo colpo più potente. Il minotauro disteso a terra non potè evitarlo e si vide tranciare di netto i legamenti del braccio sinistro. Osiris invocò il potere della sua divinità, chiese aiuto all’arma pagando il dazio di sangue che gli avrebbe permesso poi maggiore incisività nel colpo e così sferrò tutti i suoi colpi facendo uso anche della propria forza di volontà per superare i suoi limiti. Due colpi devastanti, il primo che tranciò i legamenti delle gambe, l’altro che quasi staccò il braccio destro al mostro. In contemporanea, Edward, Keyra e Carlos fecero ricorso alle loro abilità, il guerriero fendette l’aria finché la lama della sua spada non incrociò la testa del mostro tagliandogli di netto le due corna, la colonna di luce invocata dal prete investi il già martoriato minotauro che fu finito dal potente fulmine scagliato dalla maga.

Il corpo esanime del mostro era disteso in una pozza di sangue, il suo stesso sangue. Gli avventueri non dovevano dare tregua al possente guerriero, quella era la loro unica possibilità di spuntarla. L’errore del minotauro fu quello di sentirsi abbastanza sicuro di se da credere di poter sconfiggere coloro che hanno osato prendersi gioco di lui. La forza e la volontà però del gruppo ha avuto la meglio. L’attimo di tranquillità fu spezzato dalle grida dei compari di Turmog. Impazziti per la scena cui avevano assistito hanno messo in fuga tutti gli altri codardi. In poco tempo, tutta la struttura gerarchica che teneva in piedi le fila di Turmog si disgregò. Stanchi per la battaglia nell’arena, stanchi per la battaglia contro il minotauro, cercarono l’uscita. Trovarono il corpo senza vita del guardiano, ma non trovarono quello del Goliath. Gli amici dovevano ringraziare la forza d’animo dell’eladrin che ha donato la vita per dargli il tempo di prepararsi e vincere il nemico comune.

Osiris prese il corpo dell’eladrin e lo portò fuori. Oltre la porta della locanda, un nugolo di gente si era già radunata ed un plauso collettivo riscaldò i cuori infreddoliti dall’umidità delle segrete di Turmog.

La città era stata liberata dalla presenza ingombrante del minotauro e tutto grazie a degli avventurieri cui non era stato richiesto esplicitamente ma che, forse, avevano percepito, la richiesta d’aiuto della piccola cittadina. Furono celebrati gli ossequi all’eladrin, tutta la popolazione vi partecipò. La nave venne lasciata navigare con il corpo del guardiano sulle rive del Fiume di Aldàr.

La notte era giunta, la stanchezza si era impadronita dei corpi degli avventurieri e la locanda dove alloggiavano fu ben lieta di ospitare ancora una volta coloro che li avevano liberati dal giogo oppressivo di Turmog il Minotauro.

L’indomani, avrebbero poi incontrato il messaggero della resistenza.

Come si aspettavano, alla mattina gli fecero visita i compagni che Turmog voleva uccidere, Radif e gli altri salutarono con i dovuti onori coloro che hanno ucciso il mostro. La missione era stata portata a termine ed ora i rivoltosi avevano da comunicargli qualcosa, un messaggero li avrebbe raggiunti nella giornata di domani, oggi, sarebbe stato tutto tranquillo.

Radif e gli altri salutarono gli amici, certi che si sarebbero rivisti…per ricacciare l’invasore da dove era giunto e liberare finalmente la terra di Ayalis.


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