24
nov
09

Pelor di Sirnusen

Se non vi ucciderà la luce del mio Dio, allora sarà la mia spada a togliervi la vita e liberare il mondo

Calco la terra di Ayalis da molti anni, il freddo che attanaglia le terre gelide lo conosco fin troppo bene. La mia vita è sembrata un lusso a molti, una bella casa, un padre con un lavoro dignitoso ma in pochi sanno i sacrifici che abbiamo dovuto affrontare.

Ogni giorno mio padre doveva assecondare i voleri di quelle bestie, ogni giorno mia madre doveva assecondare i voleri di mio padre. Entrambe odiavano gli invasori forse più di quanto ogni altro essere vivente su Ayalis avrebbe mai potuto fare ma hanno sempre resistito. La loro missione non era quella di farsi ammazzare ma era quella di mantenere un contatto per la resistenza. Grazie all’aiuto della mia famiglia, molti rivoluzionari, quelli che sarebbero poi divenuti miei compagni d’arme, venivano presi come schiavi per poi essere rivenduti. Un passamano di schiavi che permetteva alle famiglie dei rivoluzionari di trovare sempre un posto amico e di non essere degli Schiavi come il loro appellativo indicava. Quando nacqui, per la mia famiglia fu tanto una gioia quanto un dispiacere. Una vita nuova che avrebbe visto quegli orrori, loro non potevano permetterlo.

Non volevano che crescessi in questo mondo e da allora, il loro lavoro nella Resistenza fu ancora più profondo e costante. Gli invasori non si accorsero mai di nulla e tutt’ora i miei genitori aiutano la resistenza. Io, per tutta la mia vita, ho ringraziato e tutt’ora ringrazio Wil, mio padre e Shawna mia madre. Mi hanno dato la possibilità di conoscere i migliori combattenti della resistenza, mi hanno dato l’opportunità di imparare che la natura deve essere difesa, che essa è la nostra compagna e per quanto le città si ingrandiscano, noi dobbiamo sempre mantenere il rispetto necessario. Ora quella natura, questo mondo, ha bisogno del nostro aiuto ed io, ho messo a disposizione della sua difesa la mia vita.

Quando nacque mia sorella, fui ancora più motivato. Mi allenavo di notte per non destare alcun sospetto, aiutavo il giorno mio padre del suo lavoro. Eliza aiutava mia madre. Sembrava andare tutto a meraviglia, io crescevo a vista d’occhio, il mio corpo si modellava affinché potessi utilizzare al meglio gli insegnamenti di Sirnusen. Era un’abile guardiano, così lo identificano. Purtroppo, le cose positive su Ayalis durano poco come ho imparato a mie spese.

Era freddo, io e mia sorella tornavamo a casa. Le vie della cittadella di Neraspina erano deserte, il vento gelido sferzata forte e tagliente. Svoltammo l’angolo quando dinnanzi ci si pararono quattro di quei mostri. Maledetti Cranioallungato. I loro ghigni viscidi erano ben chiari, uno di loro allungò la mano per afferrare mia sorella ma io fui più veloce e la tirai a me. Quella bestia immonda mi gridò qualcosa nella sua lingua blasfema e fece per colpirmi, ci riuscì e mi scaraventò contro il muro della casa che avevamo di fianco. Afferrò mia sorella e stava per portarsela via, avevo promesso a Sirnusen che non avrei mostrato le mia capacità fino a quando la resistenza non me l’avesse chiesto, ma la vita di mia sorella era in pericolo. Estrassi la spada, dono dello stesso Sirnusen e colpì. Due li feci fuori rapidamente, non si accorsero nemmeno di aver perso la vita. Gli altri due lasciarono mia sorella e si gettarono contro di me. Erano forti, veloci e più esperti. Facevo fatica a resistere ai loro attacchi. Le loro mani artigliate saettavano dovunque, venni ferito più volte, molti tagli si affollavano sul mio corpo, là dove le vesti venivano lacerate.

Con un colpo da manuale, riuscì a tagliare l’arto di uno dei due assalitori ma erano troppo forti, sentivo che la fortuna come la forza mi stavano abbandonando. Fu allora che Sirnusen venne in nostro aiuto. Saetto dalle ombre, i due kukri fendevano l’aria come farebbe un rapace durante la caccia alla sua preda. Le armi, affilate come artigli, non ebbero rimorsi nel ferire le carni di quei mostri, ne tantomeno il guardiano. I Cranioallungato vennero uccisi.

Mi ricordo ancora che Sirnusen ci portò a casa, parlò con mio padre e mia madre che ad ogni parola aumentava le lacrime che gli rigavano il volto. Mi resi conto che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrei visto i miei genitori. Quella stessa notte, venimmo condotti via da Sirnusen, mio padre avrebbe dato l’allarme da lì a poco tempo, nel frattempo Sirnusen avrebbe fatto in modo di stare da solo durante la caccia.

Mia sorella ed io, venimmo mandati in uno dei tanti centri della Resistenza. Abbiamo cambiato nome, io partì poco tempo dopo. Mantenetti il mio nome, Pelor, che i miei genitori mi hanno dato in onore della Divinità del Sole, uno dei tanti nomi che la vecchia religione utilizzava per indicare Feramas, ho cambiato il mio cognome, prendendo quello del mio maestro. Non so se Sirnusen è vivo o no, l’unico pensiero che ho è liberare Ayalis dalla morsa dell’invasore e lo farò con o senza la Resistenza.


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