La morte di Turmog oramai era giunta. Radif e gli altri compagni erano partiti ed Osiris, Edward, Carlos, Pelor e Keyra si aspettavano che la Resistenza li contattasse. La pergamena di Jarod il loro possesso era una testimonianza importante in più, la dipartita di un nemico come il minotauro non poteva passare inosservata. Passò una settimana e della resistenza ancora nulla.
Parte 1: L’Alba della Fine
L’Alba della Fine
La pioggia era incessante, era oramai un tempo indefinito che stava piovendo e la preoccupazione dei popolani eraL percepibile. Lo stesso oste era in ansia per la situazione. Ogni giorno, molti dovevano mettersi all’opera sulle rive del fiume per aumentare gli argini, sia in altezza che in resistenza. Ogni giorno, il fiume si innalzava di diversi centimetri ed era sempre più pericoloso restare lì. Gli avventori della Luna d’Argento, una locanda che è stata offerta ad Osiris e gli altri per il loro lavoro, era a pochi metri di distanza da una delle entrate principali della città ma di avventori, oltre un paio di popolani ve n’erano davvero pochi.
Erano le 21.30 quando, Carlos e Pelor erano al tavolo intenti a mettere qualcosa sotto i denti. Osiris era nel vicino bosco come suo solito a meditare, Edward e Keyra erano nella loro stanza a parlare.
D’un tratto, la porta si spalancò. Entrò una figura austera, un mantello rosso cremisi con il bordo inciso di rune di un rosso più cupo. Da sotto il mantello, si affacciava la punta di un falchion che unito agli occhi completamente azzurri e pervasi da un alone magico facevano della figura qualcuno di sospetto. La giovane locandiera, Anne, si avvicinò al nuovo venuto, lo portò ad un tavolo e prese come al solito l’ordinazione.
La donna, perché questo era, si tolse il cappuccio e la maschera raffigurante i denti di un essere demoniaco. Slacciò il mantello fradicio di pioggia e poggiò la sua arma di fianco a se. Anne tornò con il bicchiere di Tarda, una bevanda verde molto spezziata e calda, che appoggiò sul tavolo. Prima di dileguarsi, la straniera l’avvicinò e le chiese qualcosa. Immediatamente Anne si volse verso Carlos e Pelor. La Straniera aggiunse qualche altra frase, allungò la mano dal borsello alle tasche della giovane e poi tornò a fissare il prete ed il guardiano sorseggiando la bevanda calda.
Anne, si diresse ai tavoli occupati dai pochi avventori, sussurrò loro delle frasi e questi si alzarono e si dileguarono, molti lasciando cibo e bevanda ancora per metà pieni sul tavolo.
Pelor osservò attento la scena, l’essere cauti era ora una questione di sopravvivenza pensò. Carlos non si scompose più del necessario, il suo retaggio antico era ben radicato nei suoi modi di porsi innanzi alle situazioni complesse e probabilmente pericolose.
La Donna si alzò dal suo tavolo, il passo felpato, il rumore dei vestiti di pelle nera attillata bagnati dalla pioggia, il gocciolio dell’acqua che cadeva sul pavimento di legno. Tutto era volto ad enfatizzare il silenzio della sala centrale.
Una voce soave, delicata, armoniosa stonava con l’aura gelida e di morte emanata dalla donna. Carlos strinse il suo simbolo inconsciamente. “Mi chiamo Sharain e sto cercando il Deva con la Maschera Bianca“, fece la donna guardando nell’animo i due uomini. “Piacere Milady, io sono Carlos Santos, per servirla” seguì il prete senza alzarsi. “Il mio compagno non è al momento qui, ma se avrà la pazienza di attendere potrei andarlo a chiamare se…” proseguì senza alzarsi. Sharain guardò il prete, “Digli che la sua Dèa gli manda un messaggio“. Carlos osservò ancora pochi attimi la donna, si volse verso il guardiano e gli intimò di far compagnia alla donna mentre lui andava a chiamare il vendicatore.
La pioggia era inclemente e Carlos sperava che almeno questa volta Osiris fosse al coperto. Invece, come ogni giorno nell’ultima settimana, lo trovò al centro della piccola radura, con le gambe incrociate, le mani a scodella appoggiate sopra e la schiena eretta. La pioggia lo aveva completamente bagnato. Carlos colpi il tronco di un albero, non troppo forte ma abbastanza da annunciare la presenza di qualcuno. Osiris aprì gli occhi. I due si scambiarono qualche parola e poi il chierico disse al compagno che la sua Dèa, per mezzo di una donna, gli voleva mandare un messaggio.
Osiris restò impassibile davanti alla notizia, ma il fatto che la sua divinità usasse un mortale per inviare un messaggio era a dir poco inconsueto. Non era mai successo secondo gli scritti che lui aveva studiato, almeno, non dalla venuta degli Invasori. Curioso e guardingo, si diresse verso la locanda con Carlos.
La donna era lì, seduta di spalle, in silenzio allo stesso tavolo di Pelor. Osiris si avvicinò. La donna alzò lo sguardo luminoso, guardò l’anima del suo interlocutore ed infine disse “Mi chiamo Sharain e sono stata prescelta da Elèma come messaggero. Sapevo di trovare qui il Deva con la Maschera così come la mia dea mi aveva annunciato. *La morte sta giungendo da lontano e voi dovrete andare via. La mia signora, mi porta a mettervi in guardia da costui il cuo tocco è metifico. Le Grotte di Dolaran sono un luogo sicuro per coloro che vogliono e non credono di poter affrontare la Morte e l’incarnato di Veradanis, tutti gli altri il cui pensiero è contrario lo potranno affrontare nel Passo dell’Artiglio di Yarnàd*“. Al nominare le Grotte di Dolaran, Osiris ebbe un tuffo nei recessi più reconditi della sua memoria, ai tempi in cui suo padre o chi per lui gli raccontava delle storie su Dolaran. Questo era un tempo un consacrato di Elema e come tale poteva parlare con la dea. Un dì, Dolaran fu incaricato di scavare da solo dei cunicoli in un luogo remoto di Ayalis dove avrebbe trovato le Lacrime di Elema. Una sorgente d’acqua magica, il cui potere era guarire ogni male. Dolaran così seguì gli ordini della Dea fino a trovare la sorgente. Vi eresse un piccolo tempio intorno per onorare il miracolo e per lunghi anni delle Lacrime Nere, perché nera come la notte era l’acqua, fu visitata da molti. Quando Dolaran si spense, si persero le tracce di questa grotta. In molti la cercarono ma invano. Giungettero poi gli Invasori ed i ricordi di Dolaran e dell’Acqua Miracolosa si persero per sempre.
Nel mentre Sharain, spiegava che Colui che Porta ogni Malanno stava per giungere al villaggio, Carlos cercava di ricordare quanto più possibile su quest’essere ricordandosi, come fece Osiris per le Grotte di Dolaran, dove aveva già sentito di questa storia. Costui è da sempre chiamato “L’Appestato”. Un uomo non più uomo che vaga da tempo immemore per le strade di Ayalis infettando e distruggendo ogni luogo dove i suoi piedi poggiano. Pochi conoscono la vera storia di quest’essere ma l’unica che mette daccordo tutti i cittadini di Ayalis è quella di un Vecchio contadino che per sfamare i suoi figli chiese aiuto ad un mago. Questo, gli donò una pozione in grado di aumentare la produzione del suo campo. Il vecchio contadino seguì le istruzioni e nel giro di una notte, il suo campo era pieno di frutta e verdura. Lui ed i suoi famigliari mangiarono e beverono ed il contadino in cuor suo ringraziò quello stregone incontrato per caso. Non sapeva però che la sua esistenza sarebbe cambiata il giorno seguente. L’intero campo era distrutto, marcio dove ciò che era stato piantato non era stato raccolto e secco dove l’acqua non era stata gettata. L’intera famiglia dell’uomo era riversa a terra con stampato in volto un grido di dolore. I corpi straziati e gementi furono il dolore più grande che quell’uomo avesse mai provato, un dolore così atroce che gridò allo stregone che gli aveva fatto questo ogni sorta di maledizione.
Lo stregone infine gli apparve, con un sorriso stampato in volto lo guardò e gli promise che avrebbe salvato tutta la sua numerosa famiglia se lui fosse diventato di sua proprietà. Il dolore troppo intenso del contadino e l’ignoranza in cui viveva, gli fecero accettare l’offerta. Così, lo stregone impose le mani sui famigliari del contadino, raccolse i loro malanni e poi, con un gesto lì passò al suo nuovo schiavo. Il compito che allora lo stregone impartì al contadino era quello di vagare per il mondo, senza meta, senza mai far ritorno alla sua casa e questo avrebbe permesso alla sua famiglia di sopravvivere sana e salva. Da allora, il contadino, che ha dimenticato oggi le sue radici, vaga per il mondo di Ayalis come lo stregone gli aveva ordinato.
Mentre Sharain, Pelor, Osiris e Carlos discutevano dell’arrivo dell’Appestato, Edward gridò e corse rapidamente nella sala grande. “Keyra è scomparsa…” un filo di preoccupazione misto ad una richiesta d’aiuto era il grido che aveva emesso. Pelor seguì immediatamente Edward nella stanza e si fece spiegare cosa era accaduto. Edward raccontò al compagno che parlava con Keyra, erano seduti sul letto quando all’improvviso il guerriero percepì un lieve profumo di rosa, pochi attimi prima di svenire. Quando riaprì gli occhi, probabilmente pochi minuti dopo aver sentito l’odore, Keyra era scomparsa ed al suo posto pochi grammi di Polvere Nera.
Pelor ed Edward analizzarono insieme porte e finestre, tutte erano state chiuse dall’interno. Raccolsero la polvere e si diressero giù dai loro compagni. Raccontarono loro ciò che era accaduto. Osiris mantenne il sangue freddo ed iniziò a pensare.
L’argine del fiume stava per rompersi, l’appestato stava giungendo in città ed infine Keyra era scomparsa. Troppi problemi da affrontare in una sola notte. L’arrivo dell’Appestato non sarebbe avvenuto prima di un paio di giorni ed il fiume veniva comunque tenuto sotto controllo, Keyra era un problema imminente che bisognava risolvere. “Il Portale”, quel negozio di magia cui ultimamente si sono riforniti, poteva essere loro d’aiuto, o almeno il proprietario. Si diressero quindi al piccolo negozio.
Il vecchio era intento a lucidare un piccolo elmo quando i quattro entrarono. Carlos sapeva dell’esistenza di un incantesimo in grado di localizzare cose o persone partendo da un oggetto ma non sapeva come farlo. Chiese quindi al proprietario se era in grado di ritrovare la loro amica. Sul volto dell’uomo si accese un sorriso enorme per il facile guadagno. “Certo, posso esaudire questa vostra richiesta ma il costo sarà piuttosto alto, circa 20.000 pezzi d’oro“, i compagni d’arme si guardarono a vicenda poi Carlos chiese al venditore se potevano pagare come al solito, ovvero offrendo un servigio al pari del costo. “20.000 pezzi d’oro sono un bel pò di soldi e non vorrei ritrovarmi con un pugno di mosche in mano. Posso fare l’incantesimo, se in cambio firmate un contratto…un contratto che prevede, in caso della vostra morte, che io diventi il proprietario dei vostri corpi. Se accettate, firmate pure questo…” disse il vecchio mago appoggiando quattro pergamene sul bancone.
I compagni si guardarono, la richiesta era troppo alta. Non potevano sostenere il costo monetario e non potevano nemmeno offrirgli il loro stesso corpo come forma di pagamento. Con rammarico, rinunciarono, ora il problema dell’Appestato era troppo importante e rischiare la propria vita e quella di non solo questo paese ma di molti altri non era possibile.
Edward, Osiris, Carlos e Pelor uscirono da “Il Portale” con una nota di tristezza nel cuore e con la promessa che avrebbero cercato Keyra dopo la questione dell’Appestato.
Tornarono alla locanda, Sharain era ancora lì. Diede ad Osiris una mappa molto vecchia con le indicazioni di come trovare le Grotte di Dolaran e poi se ne andò, la sua missione per conto di Elema era terminata.
Gli avventurieri prepararono un piano, trovare le Grotte di Dolaran come primo passo e recuperare l’Acqua Nera per curare i mali dell’appestato, poi, andare al Passo dell’Artiglio di Yarnàd dove avrebbero teso un’imboscata all’Appestato.
Partirono due ore dopo, notte fonda per giungere all’alba del giorno seguente. La vecchia mappa non era stata troppo precisa ma fu comunque sufficiente ai compagni per fargli trovare le Grotte di Dolaran. Osiris raccontò la leggenda dell’acqua nera ai suoi compagni aggiungendo un dettaglio venutogli in mente durante la notte. L’Acqua Nera non avrebbe potuto MAI lasciare le grotte se non nella misura di una piccola fiala. Con questa raccomandazione, i compagni, entrarono nell’antro.
Numerosi cunicoli, svolte e piccole creature ostili non furono sufficienti a rallentare il passo degli avventurieri decisi ad ogni costo di trovare le Acque Nere e salvare non solo quel piccolo villaggio ma anche tutti gli altri, dalla malattia dell’Appestato.
La piccola fontana si ergeva in una grotta illuminata da un cristallo bianco, Osiris e Carlos l’avevano scorta in fondo al corridoio che stavano percorrendo, l’ultimo di una lunga serie. Il corridoio, colmo di simboli protettivi. Sapevano di essere nel giusto, come gli insegnamenti di Elema volevano e proseguirono senza indugio. L’Acqua Nera era contenuta nella piccola fontana, al centro, galleggiante, il simbolo della dea. Osiris prese la fialla, la immerse nel liquido e con tutta la fiducia e la fede che riponeva nella sua divinità la riempì.
Rapidi come erano venuti tornarono indietro e con un minimo di riposo decisero di rimettersi subito in viaggio.
Fecero solo una piccola sosta al villaggio per recuperare alcune piccole cose adatte alla trappola che avevano in mente per l’appestato.
Dopo un giorno e mezzo, tra il viaggio alle grotte di Dolaran, il passaggio al villaggio e l’arrivo all’Artiglio di Yardàn, iniziarono i preparativi per fermare l’appestato. Ogni cosa era al suo posto, la rete era stata posizionata dove sarebbe iniziata la battaglia, le strisce di pece erano state preparate e pronte ad essere incendiate e lo schema di combattimento era stato deciso.
Come Sharain aveva annunciato, da lì a poche ore, l’Appestato avrebbe attraversato l’Artiglio di Yarnàd, unico accesso alla valle. Edward era appostato di vedetta, suo era il compito di osservare l’arrivo della creatura e dare le indicazioni per la battaglia.
Il tempo giunse ma non tutto era stato previsto. Edward spronò il suo cavallo nello stretto passo, iniziò a gridare ai suoi compagni “TOPI! TOPI! TOPI!” e nello stesso momento, l’intero passo si riempì dell’eco dello squittio di quelle creature. Migliaia di topi seguivano l’appestato e migliaia di topi erano quelli che si erano riversati nel passo. Non potevano affrontarli tutti ed il fuoco era l’unica loro possibilità. Osiris gettò il fuoco sulla pece, creò dei muri di fuoco abbastanza vivaci da bruciare le prime di quelle creature che osavano oltrepassarli. Due muri di fuoco e dei piccoli semicerchi davanti per proteggersi dall’attacco di quello sciame di topi. Da lontano, Carlos vide l’Appestato. Una figura immonda, ricoperta di pustole e ferite sanguinanti, l’olezzo emanato che poteva essere percepito a diversi metri di distanza. La pelle grigia e decadente, i capelli radi e unti, un cencioso sacco di iuta che faceva da vestito completavano quell’orrida e mefitica figura.
Edward non perse tempo, non poteva avvicinarsi subito al mostro se non si fosse liberato almeno di una parte di quei topi. Iniziò ad agitare la sua arma, i fendenti sibilavano e rimbombavano nell’aria pesante dell’Artiglio, gli squittii di quelle orride creature rimbalzavano sulle pareti rocciose mentre il loro sangue le imbrattava. Passo dopo passo si faceva strada in quel mare ti animali viscidi e sporchi che l’appestato si portava dietro. Carlos nel vedere il mostro, non seguì la tattica del guerriero, bensì preferì un’azione più diretta. Invocò il potere dentro di lui, gridò preghiere di ascolto alla sua divinità ed infine, un cerchio bluastro con incise le parole in antico linguaggio si crearono sotto i piedi scalzi dell’essere e da esso scaturì un fascio di luce che per un solo attimo squarciò il cielo plumbeo. Pelor seguì invece l’andamento di Edward, ma le creature erano troppo piccole e gli impedivano di muoversi in modo costante, Edward era sicuramente avvantaggiato dall’esperienza. Osiris invece seguì l’idea di Carlos di attaccare direttamente l’Appestato. Non poteva permettere che una così infima creatura potesse ancora camminare sulla sua terra, così, non curante dei topi, decise di corrergli incontro per sferrare i suoi attacchi. I movimenti leggiadri del deva erano troppo armoniosi per delle creature dall’intelligenza assai ridotta, così, con pochi passi, il vendicatore si ritrovò davanti al mostro. Sferrò il suo attacco più potente, la sua lama penetrò nelle carni del mostro ma questo non sembrò affatto colpito. Sembrava anzi, di voler subire apposta quei colpi e quando il vendicatore si accorse che la sua arma magica mostrava i segni della ruggine, capì perché il mostro si faceva colpire apposta.
Era il momento della creatura, la sorpresa dovuta all’agguato era terminata e l’Appestato ora, poteva dire la sua. Così, spalancò la bocca e da essa venne il grido più acuto ed atroce che le orecchie dei presenti avessero mai udito. Fu un colpo così duro, che tutti vennero sbalzati via diversi metri da lui. Il colpo li aveva storditi. La creatura sorrise, scomparve e riapparve proprio vicino a dove tutti erano stati sbattuti a terra e di nuovo, un secondo grido questa volta più cupo quasi come volesse dirgli che il dolore che ha provato dai fendenti dei suoi nemici fosse finalmente giunto al suo cervello putrido.
Carlos, cadde sotto il colpo di questo secondo grido di dolore. I topi gli avevano aperto delle ferite gravi ed avevano completato l’opera. Edward era ancora troppo lontano per sferrare dei colpi all’Appestato e Pelor era in seria difficoltà. Osiris era l’unico che poteva fare qualcosa. Fece un ultimo sforzo, le sue orecchie sanguinanti non lo distrassero, gridò il nome della sua dea, afferrò la sua spada con entrambe le mani ed invocò che Elema gli infodesse quell’ultima scintilla di potere utile a disfare il corpo marcescente che aveva di fronte.
Il fendente colpì l’appestato. Un colpo netto, potente, avvolto dall’aura benevola di Elema. Il colpo fu tale da tagliare in due il corpo del mostro.
La morte dell’appestato fece svanire in una nuvola di fumo i ratti. Ora, c’era solo l’eco del vento ed il crepitio dei fuochi della pece.
Cercarono di rimediare alle ferite di Carlos, poi radunarono i pezzi del corpo del mostro e gli diedero fuoco. Cercarono di capire se l’appestato li aveva infettati e dopo una visita generale non trovarono traccia di malattie. Osiris era rincuorato ma la sua arma, ad ogni secondo, perdeva di brillantezza. Pensò che se l’Acqua Nera curava ogni male, poteva riportare alla normalità la sua fida arma. Così versò il contenuto della fiala sulla lama. Una schiuma bianca ricoprì tutto l’acciaio di cui era composta, l’artiglio dell’elsa si allungò e con esso anche le unghie, due rubino rossi comparvero infine ai lati dell’impugnatura. Il deva, non mostrò emozioni, ma dentro era rincuorato. Sapeva che la sua dea l’aveva premiato con quel dono.
“Il fuoco purifica…” pensarono all’unisono e così, tutti insieme, raccolsero le loro cose per tornarsene in città.
Lontani ed inconsapevoli però, dalle fiamme che avevano utilizzato per purificare l’Artiglio di Yarnàd, la figura dell’Appestato si erse di nuovo e come se le fiamme non potessero nuocere al suo corpo marcio, tornò indietro, avvolto da quel sacco di iuta antico e disfatto.
Parte 2: Tramonto degli Eroi
Tramonto degli Eroi
La pianura da attraversare è deserta, la pioggia continua incessantemente a cadere da tre settimane ed il terreno è divenuto impraticabile. Una leggera nebbia sollevatasi dal terreno umido avvolge il passo degli avventurieri di un verde marcio. La luce sinistra di un sole celato dalle nubi non aiuta coloro che hanno sconfitto l’appestato ad avere un passo sicuro. Con lentezza, raggiunsero la piccola cittadina.
Nessuna guardia, nessun rumore. Qualcosa non andava. Osiris e gli altri compagni iniziarono una breve perlustrazione accorgendosi che gli abitanti si erano barricati nelle case. Decisero di andare alla casa del primo cittadino per capire la situazione ma giungendo nella piazza centrale la situazione mutò drasticamente.
La piccola fontana circolare con la figura di Yàrnad, stagliata verso il cielo plumbeo immortalata in un gesto di vittoria, stava sgorgando sangue. Odore di zolfo e spruzzi rossi avvolgevano e bagnavano il corpo inginocchiato di una donna. Il volto sporco di fuliggine, appena visibile agli eroi, era rigato da lacrime e sangue.
Come un fulmine, Edward, riconoscendo nella donna la figura di Keyra, corse a perdifiato. Non badò alle possibili conseguenze di un gesto tanto inconsulto, erano passati pochi giorni dalla sua scomparsa e rivederla così, all’improvviso e completamente ricoperta di ferite fece scattare una molla nel carattere dell’uomo.
Osiris e Pelor sguainarono le loro armi, Carlos seguì il guerriero per vedere cosa poteva fare per la donna. Edward si inginocchiò prese la donna tra le braccia. Il volto, oltre ad essere coperto dal grigiore di una cenere che non c’era intorno agli eroi mostrava tutto lo sforzo necessario a togliersi da un grave problema.
Carlos alzò gli occhi al cielo, si illuminarono insieme alle sue mani e con una preghiera interiore cercò di invocare il potere guaritore della sua dea. La stessa luce avvolse il corpo martoriato dalla fatica di Keyra, le ferite iniziarono a risanarsi, la fatica dal volto sembrava scemare verso la pace e la tranquillità. Quando la luce terminò il processo guaritivo, le ferite si riaprirono sanguinando nuovamente, la fatica riemerse con vene ancora più grandi e pulsanti sul volto. Carlos, cercò di sostenere lo sguardo supplichevole del guerriero, dentro sapeva che la donna non ce l’avrebbe fatta.
Keyra lo sapeva. Strinse le mani del guerriero per farsi forza, racconto quello che era successo. Era stata convocata come si faceva per certi Demoni solo che uno di questi l’aveva chiamata. Spiegò rapidamente che poteva accadere solo conoscendo il Vero Nome ma questa brevissima spiegazione non fu sufficiente a chi ascoltava per capire cosa fosse successo. Keyra non continuò la spiegazione, la terminò solo che nei Domini Demoniaci c’era qualcuno che doveva consegnargli dei documenti e quegli stessi documenti ora li stava consegnando agli eroi. Il suo gesto, il porgere un rotolo di pelle di capra imbrunito con un sigillo magico, fu l’ultimo. La testa ciondolò di lato, gli occhi aperti ed immortalati in un’espressione di soddisfazione per aver portato a termine la sua missione.
Osiris e Carlos si guardarono, il prete non poteva riportarla in vita sapeva che il modo c’era ma era fuori la sua portata. Il vendicatore però sapeva che qualcuno aveva questa possibilità, si recarono allora da Vadit’mon, il proprietario del negozio di magia “Il Portale”.
Il vecchio gli aprì la porta, li squadrò e li fece entrare. Quando Osiris, Carlos e Pelor misero piede nel piccolo negozio, furono investiti da una calda luce purificatrice. Il chierico riconobbe quel potete incantesimo clericale come solo pochi esseri su Ayalis attualmente avevano il potere e la capacità di eseguire. Vadit’mon, era più di quello che dava a vedere.
Osiris non perse tempo, chiese immediatamente al vecchio la possibilità di riportare in vita la donna e così il vecchio la face portare qui. Edward impiegò metà tempo a raggiungere il negozio, entrò e come gli altri, fu investito dalla luce purificatrice. Mise Keyra sul bancone pulito dalle cianfrusaglie e fece spazio al mercante.
Vadit’mon, sfiorava lentamente l’aura della donna, le sue mani illuminate di una calda luce blu mostravano il corpo spirituale della donna e questo presentava diverse ferite. La stessa luce illuminava anche il corpo spirituale dello stesso mercante e mentre quello della maga era pressoché simile, quello di Vadit’mon risultava molto più giovane dell’apparenza.
Attesero il responso con il fiato sospeso. Ci vollero pochi interminabili secondi. Vadit’mon scosse la testa. “Mi spiace, per la vostra amica non posso fare nulla, la sua anima è stata spezzata” furono le parole di un uomo che aveva cercato di riportare in vita una donna cui gli eroi erano molto affezionati. Osiris non si rassegnò, chiese maggiori dettagli all’uomo, cosa potevano fare per riportarla in vita ed il mago spiegò loro che un pezzo dell’anima della donna era ancora intrappolata nei Domini Demoniaci e l’unico modo per riportarla in vita era quella di riunire le parti della sua anime. Spiegò inoltre che allo stato attuale, le possibilità di accedere ai Domini erano fuori discussione, non ce l’avrebbero fatta ad uscirne sani e salvi visto che quel luogo si trova a metà strada tra tanti altri mondi e dove le creature più abbiette venivano gettate.
Morire per entrare nei Domini Demoniaci per salvare l’anima di una donna che ha portato un importante documento da quel luogo sperduto e maledetto non era accettabile, non potevano permettersi di fallire la missione e rinnegare lo sforzo della donna.
Osiris e gli altri optarono quindi per riportarla in vita, prima però avrebbero cercato di capire cosa la donna ha portato loro. Edward non era in condizioni di iniziare qualsiasi avventura, non poteva lasciare la donna da sola seppur morta. Vadit’mon si offrì quindi di mantenere il corpo della donna nel negozio ed accudire il guerriero distrutto.
Osiris, Pelor e Carlos se ne andarono con i documenti riportati dai Domini Demoniaci. Nella locanda non c’era nessuno e nella tranquillità della sala grande vuota e nell’aritmicità dello scoppiettio del fuoco cercarono il modo di aprire il documento. Carlos capì rapidamente che il sigillo poteva essere aperto solo da loro e che un potente incantesimo di fuoco era a protezione del contenuto nel caso qualcun’altro l’avesse trovato e non correttamente aperto. Osiris suggerì di usare il sangue per aprire il sigillo e così fecero.
Una singola e lucente fiammata liberò l’involucro di pelle mostrando tre piccoli fogli, ognuno dei quali firmato da Jarod il Giullare. Con perizia iniziarono a cercare di cavarne delle informazioni, non potevano essere semplici filastrocche di un pazzo che aveva predetto l’arrivo degli alieni. Dopo diversi tentativi, una mappa appena abbozzata di Ayalis e diversi tuffi nella memoria sono riusciti a trovare dei riferimenti e così, preparandosi rapidamente iniziarono il viaggio. Sapevano di trovare qualcuno che per la loro causa avrebbe avuto un ruolo fondamentale.
Montarono presto sui cavalli. Non potevano spronarli, il fango rendeva troppo viscidi i sentieri e le strade. Il viaggio fu tranquillo, almeno fino a metà del tragitto. Entrando nella foresta degli Alti Grigi il silenzio era interrotto solo da alcuni rumori gutturali non distanti dalla strada. Il fine orecchio del vendicatore li aveva percepiti ed aiutato anche da Pelor uscirono dal sentiero seguendo a spada tratta i rumori.
Videro un uomo, avvolto in un lungo manto blu notte con vestiti dalla manifattura curata penzolare da una corda. L’uomo era stato impiccato ma per qualche ragione non era ancora soffocato. Osiris si avvicinò con il suo cavallo e gli fece puntare i piedi sul dorso della bestia. Fu sufficiente allo straniero per issarsi e toglierli la corda dal collo. Lahanarath, questo il nome dell’uomo di circa di 25 anni, ringraziò gli avventurieri che chiesero chi l’avesse appesso lì. L’uomo spiegò che un folto gruppi di abbietti esseri verdi l’avevano attaccato, dopo averlo catturato hanno cercato di mangiarlo ma furono spiacevolmente sorpresi che la carne umana non cotta non faceva per loro, fu così che decisero di impiccarlo per non spargere sangue ed attendere la sua morte per poi cucinarlo. La storia convinse i tre ed il giovane decise di seguirli, era meglio fare il viaggio in compagnia anche se andava dalla parte opposta.
Giunsero in un piccolo villaggio dopo un giorno. Lahanarath aveva dato segni di squilibrio per tutto il viaggio prima parlava da solo, poi a molti, poi il suo sguardo si perdeva nel vuoto assoluto per poi tornare curioso come quello di un bambino alla sua prima uscita.
Il piccolo villaggio senza nome, si presentava piccolo, con poche case e che viveva prettamente di pesca. L’attività ittica del lago era sufficiente a sfamare molti villaggi come quello. Lahanarath osservò il posto ed asserì di essere già stato qui, Osisir gli chiese se poteva conoscere qualcuno che avesse a che fare con la forma strana del lago e come illuminato da una conoscenza profonda di luoghi e persone, il giovane accennò ad un sì con la testa. Iun era un bambino che viveva poco fuori i cui genitori erano stati risucchiati dal freddo lago e che secondo quanto dicono alcuni, camminò sulle acque per cercare aiuto.
I tre si guardarono e non pensando a ciò che avrebbero potuto fare al nuovo acquisto del gruppo decisero di dirigersi in un posto accogliente che avrebbe fatto da base per la loro ricerca.
Alla locandiera, una donna magrolina e dannatamente loquace chiesero informazioni su dove trovare questo Iun.
Posarono le loro cose e si diressero verso la casa del ragazzo. Giunsero in dieci minuti e lo videro sul piccolo pontile intento a pescare.
Iun e Lahanarath si salutarono animatamente e poi il giovane presentò a Iun gli altri. La conversazione si spostò dentro la piccola casa. Iun era un ragazzo di 13 o 14 anni, cieco dalla morte dei suoi genitori che avvenne in strane circostanze. Iun racconta ai suoi nuovi amici che loro tre uscirono in barca per una delle tante battute di pesca fatte in famiglia.
Mentre lui giocava con un piccolo cavallo di legno, il padre getto dalla barca sia la sua spada che un pendaglio che molte volte il padre aveva promesso al figlio. Come se il lago gli avesse risposto, il vento si alzò, delle onde si sollevarono e fecero sobbalzare la barca tanto da farla capovolgere. Iun non sa bene come fece ma tornò diritta e lui era ancora sopra mentre i suoi genitori non c’erano più. Iun si ricorda che la barca mossa dal vento fu riportata a riva e che lui corse a chiedere aiuto ma alcuni asseriscono che il ragazzino aveva corso letteralmente sull’acqua.
Nel mentre il ragazzo raccontava la storia, Carlos setacciava la casa, osservava ogni luogo, la disposizione perfetta degli oggetti era segno che il ragazzino non vedeva nemmeno le ombre. Aveva perso completamente la vista probabilmente per lo shock di aver perso entrambe i genitori. Quando Carlos entrò nella piccola camera da letto, percepì immediatamente una forza protettiva benigna ben al di sopra delle possibilità del chierico. Carlos chiese se altri erano venuti a trovarlo e Iun rispose che uno dei due zii lo era venuto a trovare pochi giorni prima la morte dei suoi genitori.
Insieme pregarono nella stanza da letto e poi, con un lungo saluto lo zio se ne andò. Il giorno dopo, l’infausto evento.
Osiris, Carlos e Pelor si guardarono ed un medesimo pensiero gli venne in mente. Iun era una delle cose da cercare secondo le indicazioni di Jarod e gli oggetti del padre erano necessari a Iun per portare a termine il suo compito, qualunque esso sia.
I quattro decisero di dormire tutti insieme nella piccola casa, era meglio non lasciare da solo il piccolo Iun e quella stessa notte, le loro menti furono unite in un sogno che vedeva il padre di Iun insieme ad altri due compagni a cui una creatura ammantata da veli d’argento consegnò tre neonati ai piedi di una grande quercia.
L’indomani, i quattro con Iun salirono sulla piccola barca in direzione del luogo dove i genitori di Iun scomparvero. Fu un viaggio breve che non richiese più di venti minuti. Il cielo era ancora plumbeo e gocce di pioggia ancora cadevano inesorabili. Il lago era vuoto, nessun altra barca era presente. Iun osservava il fondo blu, immerso nei suoi pensieri. Osiris e Carlos si guardarono e tutti insieme cercarono una soluzione, Lahanarath tornato dal suo mondo immaginario si offrì volontario per risolvere il problema di raggiungere il fondo del lago.
Incise sulla barca strani simboli magici, i suoi occhi si illuminarono di un’intesa luce celeste, la stessa luce che riempì i simboli. All’improvviso gli stessi simboli si replicarono sulla superficie del lago ed all’improvviso, una colonna d’acqua di 60 metri si sollevo con un gran boato. Dall’esplosione venne fuori un drago completamente d’acqua, lo stupore di Osiris e degli altri fu tanto da non riuscire a dire nemmeno una parola. Il drago, così come era venuto si rituffò nell’acqua. Vorticò rapido, così rapido da formare un gorgo largo 20 metri. La potente magia del giovane aveva anche creato degli scalini per scendere nel tunnel. Osiris guardò Lahanarath non proferì parola ma doveva scambiare due chiacchiere con il giovane aggiunto che era tornato a parlare con se stesso.
Le armi erano in bella mostra al centro del gorgo, il pendaglio era illuminato da una soffice luce verde ed era avvolto intorno all’elsa della spada. I cinque scesero i gradini, i primi un pò titubanti, i successivi più sicuri e con passo rapido. Raggiunsero la gli oggetti di Iun, li afferrarono e tornarono su, il tragitto era davvero lungo e sembrava che qualcosa non stesse più funzionando. Giunsero a pochi metri di profondità quando le scale dietro di loro iniziarono a cadere sul fondo del gorgo, dal fondo stesso l’acqua stava di nuovo riappropriandosi del suo spazio e così, Osiris si mise in spalla il giovane Iun ed insieme iniziarono a correre. Purtroppo, la rapidità del crollo fu superiore alla velocità con cui riuscivano a salire e furono travolti dall’acqua che tornava al suo posto. La forza d’urto disperse gli eroi, Osiris vide di nuovo la luce celeste che poco prima aveva visto per materializzare il drago d’acqua e questa volta, un enorme boa dello stesso elemento lo avvolse insieme a Iun e li portò a galla vicino alla barca. Carlos e Pelor furono recuperati allo stesso modo, Lahanarath era già sulla piccola imbarcazione tremolante e con lo sguardo vuoto.
Raggiunsero la sicurezza del piccolo pontile ed il caldo abbraccio del focolare della casa. Si misero intorno al fuoco, Osiris chiese come il giovane mago potesse utilizzare magie così potenti ma la faccia stupita del mago era la risposta a quelle domande. Lahanarath non sapeva come accadeva, succedeva e basta. L’indomani, insieme a Iun, si prepararono a partire, dovevano raggiungere una città più grande del piccolo villaggio.
Parte 3: L’Alba di un nuovo Inizio
L’Alba di un nuovo inizio
L’alba giunse infine sul piccolo villaggio ed i primi galli iniziarono a cantare. Lentamente il tepore del giaciglio andava scomparendo mano a mano che i corpi degli avventurieri lo lasciavano. Osiris, Carlos e Pelor erano pronti già da un pezzo, anche lo stesso Iun era pronto ma Lahanarath ancora dormiva e profondamente. Solo un distratto calcio al fondoschiena del mago lo fece rizzare in piedi, sotto gli occhi sorridenti di Iun il giovane mago si appresto a vestirsi e come niente fosse fu pronto.
Gli avventurieri viaggiarono verso sud alla volta della città più vicina, avevano delle domande in testa e chiederle al proprietario de “Il Portale” sembrava la cosa più sensata. Viaggiarono per diverse ore fino a quando, dall’alto di una collina Carlos non fermò tutti. Guardò la nera pianura innanzi a loro, questa è la Pianura Funesta. Tutti si guardarono cercando vicendevolmente informazioni, Carlos semplicemente intuì cosa doveva spiegare. “La Pianura Funesta è il luogo dove è avvenuta la più dura delle battaglie contro l’invasore. Un tempo qui sorgeva la più grande Biblioteca di Ayalis dove era possibile trovare ogni genere di informazione dall’arte della guerra fino agli incantesimi più potenti mai creati. Fu uno dei primi luoghi che gli invasori attaccarono, fu una dura battaglia che durò per giorni fino a quando dalla Biblioteca, il Primo dell’Ordine, fece un incantesimo. Non si ricorda a memoria d’elfo un incantesimo di quella portata, nemmeno gli eladrin ne potevano immaginare uno così potente. Fu in quel momento, solo pochi istanti, che il nemico fu spazzato via ed insieme a lui anche la conoscenza della biblioteca compresi anche i suoi difensori. Al suo posto è comparso un luogo in cui la magia non ha più effetto che si estende per oltre duecento leghe e profonda cento. Aggirarla è possibile ma ci poterebbe via troppo tempo” Carlos terminò la sua spiegazione osservando la fumante distesa nera, alberi anneriti dal tempo, da un fuoco arcano che ancora oggi innalza al cielo volute di fumo. Osiris, guardò l’estensione della pianura, era a perdita d’occhio, aggirarla era veramente troppo. Decisero quindi di cavalcare veloci al suo interno e lasciarsela alla spalle prima di notte.
Iniziarono a cavalcare, il terreno bruciato sotto i ferri dei cavalli alzava zolle di cenere e polvere, non c’erano suoni, non c’era vita. Pelor poteva percepire senza fatica questa desolazione. Il legame con la natura gli dava l’opportunità di scorgere la vita e qui non ne vedeva assolutamente.
Cavalcarono veloci come il vento fino a quando Osiris non percepì dei rumori, rallentò al passo e così i suoi amici. Il silenzio innaturale ed il paesaggio tenebroso cambio in un solo istante, come se fu varcata una soglia.
Lo stupore, la curiosità e la paura di una trappola erano tutte condizioni presenti nell’animo degli avventurieri, scorsero da cima a fondo il nuovo paesaggio, dietro di loro la pianura funesta, davanti ed ai lati, un enorme sala con diverse persone sedute ad un tavolo ed un uomo vestito di bianco ed oro in piedi in fondo. La voce dello sconosciuto rieccheggiò per la sala “Benvenuti, finalmente siete giunti così come era stato predetto…” l’uomo dai lunghi capelli bianchi fece un cenno con il capo “Io sono Ramidan, Primo Mago dell’Ordine della Biblioteca e vi dò il benvenuto. Jarod il Giullare mi aveva annunciato il vostro arrivo e così vi aspettavamo…” la diffidenza di Osiris era elevatissima, un incantesimo potente certamente era tutto ciò che poteva spiegare l’ingresso in una grande sala senza che nessuno dei presenti si accorgesse di niente e come se non bastasse, vide Lahanarath saltare giù da cavallo e dirigersi verso uno dei presenti seduti al tavolo. Osiris aveva già pronta la spada certo che la testa del giovane pazzo sarebbe rotolata ai piedi del suo cavallo di lì a pochi secondi ma così non fù. La cangiante si alzò ed abbracciò il mago con affettò. Ramidan prese di nuovo la parola “Osiris, riponi le tue armi. Qui, non c’è da combattere ancora ma là fuori sì…” terminò indicando un punto oltre la finestra. Il vendicatore spostò lo sguardò dall’anziano fin fuori, dove prima c’era la pianura ora vedeva un mare nero di creature mostruose che mettevano a ferro e fuoco le cinta murarie di questo luogo.
Carlos, Osiris, Pelor e Iun seguirono l’esempio di Lahanarat e scesero da cavallo e con un gesto, Ramidan fece scomparire le bestie rassicurandoli che ora erano nelle stalle accudite da persone fidate. “Siete qui come aveva predetto Jarod…” disse mostrando una pergamena perfettamente conservata praticamente inattaccata dallo scorrere del tempo “…questa è la Grande Biblioteca ed io sono il Primo dell’Ordine, come ho già detto, mi chiamo Ramidan. Vi trovate in un luogo fuori dal tempo, celato agli occhi degli invasori dall’incantesimo più potente creato dagli Dèi. Un incantesimo senza il quale Ayalis ora sarebbe già perduta e senza il quale anche noi saremmo già solo polvere”
Ramidan spiegò agli avventuerieri che il ciclo del tempo nella pianura funesta in realtà è stato solo rallentato. La pianura è una grande illusione che maschera il vero luogo e il cui accesso è impossibile. L’incantesimo però si sta indebolendo ed è sempre più frequente l’incursione di qualche creatura dall’esterno e questo ha mobilitato l’anziano e tutti quelli seduti al tavolo. Ramidan, spiegò che il tempo di sferrare l’ultimo colpo agli invasori era giunto e si sarebbe svolto nelle prossime trenta ore. La sfida era quella di trattenere le ingenti forze nemiche per 24 ore, il tempo necessario per eseguire un potente rituale volto a distruggere ciò che il nemico voleva, ovvero, il Bastone Nero.
Il Mago Anziano, spiegò la necessità di distruggere l’artefatto. Se quest’ancora dei piani Ipogei fosse stata distrutta allora Ayalis aveva una possibilità di salvarsi. Il fatto che fin’ora non sia caduta in mano al Nephandum è solo grazie al fatto che Ramidan ed altri stanno celando bene questi manufatti del male ma è solo una questione di tempo. Ramidan spiegò loro che Iun, così come gli altri suoi due fratelli nati dalle antiche divinità, sarebbero stati i fulcri per distruggere il Nephandum e la sua invasione e ritardare la sua venuta era la mossa migliore da fare.
Osiris e gli altri accettarono l’incarico di aiutare Ramidan e tutti i combattenti della biblioteca a resistere il tempo necessario per completare l’incantesimo. Un breve riposo fu concesso agli avventurieri prima di mettersi all’opera per stilare un piano di combattimento.
Passarono poche ore dove Carlos fece ricerche nella biblioteca poco fruttuose mentre Osiris e Pelor allontanavano dal corpo fatica e preoccupazione.
Ergato, il condottiero del gruppo di eroi presenti nella sala si unì a Osiris e Pelor per stilare un piano. Le cinta murarie della biblioteca ancora in piedi era una soltanto, altre due, Ergato le rappresentò come l’interno della Biblioteca stessa. Troppi pochi uomini per sperare di sconfiggere il nemico e tutti convennero che la tattica migliore era avere meno perdite possibili tra le proprie fila. Due soli ingressi, uno a Nord e l’altro a Sud. Osiris, Carlos, Pelor ed il nuovo acquisto Luce(una dragonide presente anche lei alla comparsa degli eroi) si sarebbero occupati dell’ingresso nord. Una manovra di accerchiamento ad imbuto, così da attaccare il nemico su due lati lasciandolo scorrere all’interno ed evitare così di essere attaccati alle spalle. Questa prima fase doveva essere caratterizzata da due cose primarie, il resistere il più a lungo possibile ed uccidere il maggior numero di nemici possibili. La seconda fase, sarebbe stata una manovra a tenaglia che avrebbe visto Osiris e compagni, insieme ai soldati rimasti di attaccare nel ristretto spazio del primo androne la masnada di creature infernali su tre lati, fronte e laterali. Obbiettivo di questa fase, chiudere l’ingresso ad altre creature e resistere il più a lungo possibile. La terza ed ultima fase, quella più pericolosa ovvero evitare l’accesso al nemico nella piccola stanza della cripta dove si stava celebrando l’incantesimo. Un solo obbiettivo, resistere fino alla morte.
Il tempo passò rapido, Ergato e gli altri si augurarono buona fortuna. La battaglia stava per iniziare.
I Grandi Cancelli della Rosa resistettero tre ore sotto gli incessanti attacchi del nemico, quando caddero due enormi giganti del gelo sorressero le grate che sarebbero caduto alle spalle del nemico. La trappola scongiurata dalle imponenti creature non porse sconforto nel cuore dei combattenti e la manovra ad imbuto inizio. Il combattimento era feroce, demoni di ogni sorta penetrava dall’imboccatura, incantesimi venivano scagliati in ogni dove senza una cura del mirare specifica. I nemici erano tanto numerosi che era impossibile mancarli. La spada di Osiris saettava sovente su tutto ciò che era un nemico, sangue nero come la pece imbrattava le sue vesti e la sua Arma dell’Artiglio, le benedizioni di Carlos aiutavano l’amico in battaglia tanto quanto gli altri due, i fendenti e le scudate della Dragonide rimbombavano insieme alle grida di dolore di quelle mefitiche creature e rampicanti, alberi e ruggiti provenivano dal guardiano che combatteva con il cuore indomito della pantera.
I morti non si contavano più, diversi strati dei corpi informi di quei demoni erano ammassati uno sull’altro e rendevano il combattimento sempre più difficile, quasi non più sopportabile e la stanchezza, dopo dieci ininterrotte ore di combattimento iniziava a farsi sentire. Fu allora che Ergato chiamò la ritirata. La prima fase si era conclusa, come uno sciame di formiche ben addestrate, tutti fecero il loro dovere e tutti rientrarono all’interno dei Grandi Portali di Gheron Thundermaul.
Le perdite erano state minime e c’era il tempo di riposarti. Ergato ed Osiris avevano stimato qualche ora di riposo prima che anche questi portali venissero abbattuti. Come la notte ed il giorno si susseguono precisi, anche il Grande Portale cadde allo scadere della terza ora ma tutti erano già pronti. Ergato e gli altri si erano diretti a Sud per resistere all’attacco alla spalle, Osiris e gli altri erano rimasti ad organizzare la battaglia ai portali nord. Ai due giganti del gelo esterni, si sostituirono due enormi esseri deformi, Carlos li riconobbe come le creature più aberranti che mente divina potesse creare. Erano fomori, come i loro compagni fuori, questi due aprirono i portali e sorressero la grata ma non potevano sapere che Osiris aveva preparato una sorpresa per loro.
Il combattimento fu altrettanto cruento ma molto più breve, due sole ore più tardi, Osiris richiamò la ritirata e quando l’ultimo uomo fu all’interno, diede il segnale di far crollare l’ingresso nord. Così, potenti esplosioni fecero crollare tutta la zona nord della biblioteca. Ogni singolo pezzo della biblioteca colpì il nemico ed osiris sperò che ogni singolo pezzo avesse ucciso un mostro informe.
L’ultima fase stava per avere inizio, ora era rimasto solo il gran finale, combattere fino alla morte per far completare il grande incantesimo. Delle 8 ore che mancavano dall’inizio della terza fase, ora ne mancavano solo 3. I portali di Mitrahl resistevano bene agli attacchi del nemico ma non c’era possibilità di sapere se sarebbero resistiti fino alla fine.
Fu un attimo, un lampo nero seguito da un denso fumo grigio preannunciò l’inizio della battaglia. Le pozioni rinvogorenti facevano il loro lavoro ma non erano sicuramente il modo migliore per recuperare le forze ma il nemico non ne aveva bisogno. I portali si sciolsero insieme a parte del muro. Il mastodontico drago si erse oltre la voluta di fumo ed insieme a lui si riversarono centinaia di altre creature, nonostante la grave minaccia però non sembravano molti i nemici rimasti, così Osiris e gli altri decisero di occuparsi direttamente del drago.
L’alito acido del mostro serpentiforme non li colse imprerarti, furono in grado di schivare quell’attacco per quanto questo fosse possibile, la nuvola acida si aggrappò forte alle corazze degli avventuerieri corrodendole lentamente. La danza di morte tra il Drago e gli avventurieri era iniziata. Era un turbinio di fendenti d’acciaio, incantesimi divini, morsi e colpi di coda. Tutto si susseguiva in una macabra danza che avrebbe decretato la fine di tutto. Gli avventueri stavano avendo la peggio, erano feriti, solo Luce sembrava resistere agli assalti del drago ma era questione di tempo, la fatica li attanagliava ma il tempo stava per giungere. L’ultimo sforzo di volontà, Osiris si alzò in piedi dopo un duro colpo di zampa del mostro, gli corse incontro e menò un fendente orizzontale, Luce lo seguì menando a sua volta un fendente dal basso verso l’alto per colpirlo dove le scaglie non potevano proteggerlo, Pelor assecondò i movimenti della nuova compagna e così copiò l’attacco infine, di nuovo, l’ultimo colpo del vendicatore fu ripetere il taglio orizzontale, là, dove già una volta aveva colpito.
Un colpo netto, l’ultimo e la gola del drago fu tranciata.
L’Ultimo colpo che decretò la fine…
Scena tra i due deva mentre pelor parlava con l’evocatore.
Osiris “Ma siamo sicuri che il tuo dio sia buono e che te percepisca il bene ?” e Carlos “Certo… mi hai mai visto fare azioni cattive? Il mio dio sai che non lo permetterebbe”
Osiris rispose ” Risposta sbagliata. Dovevi dirmi “certo che il mio dio e’ buono.”
Carlos disse “Beh a vedere le azioni effettivamente tu non sembri tanto tenero con i nemici”
Osiris rispose piccato “Certo che sono buono e il mio dio e’ buono…. uccido i cattivi per lei… cosi’ porto il bene nel mondo”
Carlos guardo’ il vendicatore “Se lo dici te…..”
Si perché la scena in cui avete trovato Lahanarath?
Osiris: “Credo che avremo bisogno di aiuto senza Edward potremmo trovarci in difficoltà…”
Carlos: “Non preoccuparti, qualcuno lo troveremo”
Osiris: “Siamo in mezzo ad una foresta, con il silenzio più totale e con la pioggia battente come pensi che qualcuno…”
* Master: Sentite dei rumori, come qualcuno che soffoca. Osservando bene riuscite a vedere un uomo con un cappio al collo che pende da un ramo di un albero
* Osiris guarda Carlos
Carlos: “Visto, basta chiedere”
* Più tardi scopriranno che Lahanarath ha diversi disturbi mentali come la personalità multipla.